La mattina del 10 giugno su La7, in una famosa trasmissione politica, è stato mandato in onda un video di Giachetti: il candidato sindaco a Roma per il PD parla alla sua avversaria Virginia Raggi con un discorso un po' criptico e nello stesso tempo sconcertante.
Il succo era "Cara Raggi, non vuoi fare le Olimpiadi per via della corruzione, ma allora anche gli appalti, ma allora anche i precari non si possono assumere, voi sapete dire solo di no".
Il discorso tendenzioso tende ad associare il M5S ai Verdi degli anni '90, come fronte del no.
Peccato che i Verdi si opponevano a tecnologie che erano in uso nel resto dei Paesi occidentali (termovalorizzatori in primis) mentre la corruzione è meno diffusa negli stessi Paesi.
Cosa c'entra il "no" con la corruzione?
E' accettabile che Giachetti, parafrasando Garibaldi ed il suo "Roma o morte", voglia far passare il motto "Corruzione o niente"?
Da dove proviene questo giustificazionismo che ci allontana sempre più dai valori democratici, dai Paesi occidentali ed infine distoglie imprenditori (quelli veri, non i padroncini) italiani ed esteri dal fare impresa in Italia?
La "giustificazione" sta nel modo in cui si ottengono i voti in Italia: dai favori.
Infatti, mentre la trasparenza porta i cittadini a votare un politico sulla base della fiducia e sulla soluzione dei problemi, in Italia i "favori" portano la classe politica a campare di rendita usando il denaro pubblico ed i contatti come merce di scambio per acquistare i voti, in modo così da sfuggire al controllo democratico.
Sì, perché quando il voto del cittadino non è imparziale, di fatto il cittadino non controlla più i suoi governanti e quindi abdica dalla sua sovranità democratica.
Ma i cittadini non lo capiscono? Non capiscono di vivere in un sistema marcio e puzzolente che crea soltanto paura ed incertezza per i propri figli, i quali rischiano di diventare barboni qualora non dovessero trovare "l'aggancio" da adulti?
Ebbene, il motivo per cui alcuni cittadini accettano questo sistema risiede nel declino trentennale dell'economia italiana.
In Italia non è possibile fare business, arricchirsi, se non facendo il palazzinaro o ottenendo appalti (truccati); altro che innovazione, società digitale etc.
Ma la mancanza di crescita e dinamismo economico crea anche l'impossibilità di sostenere nuove assunzioni o aumenti stipendiali, perciò anche le fasce sociali "medie" o popolari hanno bisogno del posto pubblico all'ATAC per poter sopravvivere.
Nelle provincie benestanti del Nord Italia questa problema è meno diffuso, in quanto è ancora possibile trovare un posto di lavoro nel settore privato "senza aiutini" quindi la mentalità è più dignitosa.
Nel centro-sud, sulla mancanza di crescita economica la classe politica marcia ci sguazza: può sfuggire dal controllo dei propri cittadini e mettersi lì a fare i padreterni, a spartirsi i soldi coi palazzinari, a diventare dei feudatari che danno i posti di lavoro; ad esercitare un potere puro, un po'
come quella scena del Capo dei Capi in cui Riina dice che devono essere loro a decidere "quello fa i pìccioli, e quell'altro invece muore di fame".
Vorrei ricordare che l'Italia negli ultimi vent'anni ha visto un calo di produttività e di competitività perciò le retribuzioni, specialmente per il personale specializzato, sono scandalosamente più basse che nella maggior parte dei Paesi europei.
Non è che per caso si colpisce di proposito il sistema della produzione industriale?
Così che la gente non abbia la via di fuga dalle corruttele?
Da non "grillino" condivido la battaglia alla corruzione del MoVimento, ma bisogna essere consapevoli che finché non ci sarà crescita economica nel settore privato, sarà difficile estirpare questo male.
Non ritengo che al momento il MoVimento abbia un programma di crescita economica credibile, che non può essere la "decrescita felice" (la recente recessione non è stata affatto felice) od il reddito di
cittadinanza che altro non è che tamponare l'emorragia di posti di lavoro, anziché pensare a crearne di nuovi.
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